1. La natura, le stelle 2. Le Api, il miele. 3. La gentilezza, il rispetto. 4. L'arte, la poesia, la musica. 5. Le lettere, le lingue antiche, alcuni filosofi.
Odio
1. La falsità, la menzogna, l'ipocrisia. 2. Non odio nessuno delle persone viventi. 3. La vivisezione sugli animali. 4. La Palestina Oppressa. 5. Le violenze sulle donne e sui bambini.
Salute e alimentazione naturale del dott. Giacomo Boindice articoli
Sani fino a 100 anni. Come vivere sani, a lungo e in modo naturale.Dicembre 2008
§Introduzione
§Abkhazia – il paese del centenari
§Vilcabamba: la valle dell’eterna giovinezza
§Hunza – gente che balla a novant’anni
§Okinawa: l’isola dei centenari
§Conclusioni
Introduzione
La longevità è sempre stato un tema di grande interesse. Soprattutto oggi l’uomo è affascinato dall’idea di vivere a lungo, o forse ancora di più, di vivere in eterno. Grazie ai progressi compiuti dalla medicina e dalla scienza in generale, oggi l’uomo ha più possibilità di vivere a lungo e di avvicinarsi alla fatidica soglia dei 100 anni. Tutta l’attenzione è però concentrata sulla durata della vita e su come aumentarla, piuttosto che sulla qualità della stessa. Se da un lato oggi la possibilità che un giovane di 20 anni abbia una nonna ancora vivente sono maggiori di quelle che lo stesso giovane del 1900 avesse ancora la madre vivente, dall’altro lato le persone sono sempre più malate e la vecchiaia è ormai sinonimo di malattia. Un secolo fa un adulto medio nel mondo occidentale trascorreva solo l’1% della propria vita in uno stato di malattia o malessere, mentre oggi la media è salita a oltre il 10%. In tutto il mondo industrializzato la gente vive più a lungo, ma si ammala prima e il numero degli anni trascorsi da malati cronici sta aumentando. Sembrerebbe quindi che più che aver allungato la vita, abbiamo prolungato la morte. In altre parole, abbiamo ampliato la durata della vita ma non quella della salute. La medicina moderna è ben attrezzata per prolungare la vita ma molto meno per favorire un invecchiamento in buona salute. Esistono invece prove e ricerche che stanno dimostrando che abbiamo gli strumenti per vivere più a lungo rimanendo in salute fino alla fine. Agli inizi degli anni ’70, la rivista National Geographic chiese al medico di fama mondiale Alexander Loaf di visitare e studiare le popolazioni più sane e longeve del mondo. Egli identificò tre popolazioni particolarmente longeve nel mondo: gli abitanti della valle di Vilcabamba nell’Equador, quelli della regione di Hunza in Pakistan e quelli che risiedevano nell’Abkhazia, sulle montagne del Caucaso di quella che allora era l’Unione Sovietica. A queste si aggiunse poi un quarto popolo che risiede presso le isole Okinawa in Giappone. Da allora furono fatti molti altri studi, scoprendo in numerose regioni del mondo popoli che vivevano in salute fino a 100 anni e anche oltre. Inizialmente, le prime ipotesi che vennero fatte sulla ragione di tale longevità riguardavano l’identificazione di un possibile fattore causante, come ad esempio l’ambiente in cui vivevano che era particolarmente sano, un tipo particolare di cibo, la genetica e così via, ma ben preso si vide come non fosse un singolo fattore, bensì il loro stile di vita in generale ad essere responsabile della loro salute e della loro longevità.
Vediamo quindi quali sono i tratti salienti di queste popolazioni.
Abkhazia – il paese del centenari
L’Abkhazia è una regione di circa 780.000 km2 tra le coste orientali del mar Nero e le vette della catena montuosa del Caucaso. Confina a nord con la Russia e a sud con la Georgia. Il prof. Leaf visitò questo popolo e rimase sin dall’inizio sorpreso della loro longevità. Sebbene a prima vista non fosse possibile determinare l’età esatta di quelle persone, egli non aveva dubbi che in molti casi si arrivasse tranquillamente a 120 e 130 anni. Ciò che maggiormente lo sorprendeva era il loro stato eccellente di salute. Circa l’80% degli abkhaziani di oltre novant’anni era mentalmente sano e vivace. Solo il 10% aveva problemi di udito e meno del 4% la vista indebolita. La malattia quindi non era mai considerata un evento normale o naturale, nemmeno in età molto avanzata. La loro dieta abituale era composta da cereali, frutta e verdura, noci, prodotti derivati dal latte come lo yogurt. La carne veniva consumata raramente. Quasi tutto viene consumato crudo. Il loro livello medio di colesterolo è di 98, dato impressionante se paragonato con quello degli Stati Uniti che è 200. Anche la quantità di cibo è più moderata, e viene masticata a lungo, gustando ogni momento del pasto e godendo della reciproca compagnia. Altro dato importante: il loro stile di vita si basa sul movimento fisico e su un lavoro impegnativo fisicamente. Però, la loro fatica fisica non prevede quello stress emotivo che spesso noi abbiano nel lavoro. Per loro il lavoro è espressione dei ritmi biologici e quindi non conoscono quel senso di fretta e di affanno che predomina nel mondo occidentale. Infine, la loro cultura nutre un profondo senso di rispetto per l’anziano che viene venerato come saggio. Dall’altro lato, la stessa venerazione viene riservata ad ogni nuovo nato, e i bambini sono al centro della loro vita.
Vilcabamba: la valle dell’eterna giovinezza
Vilcabamba è una città piccola e particolarmente inaccessibile, nascosta in mezzo alle Ande dell’Equador. A 1400 metri di altezza gode di un clima eccezionale, con una temperatura media di 20 gradi tutto l’anno e poca variazione stagionale. Il dr. Leaf trovo questa piccola popolazione in ottima salute; le malattie erano quasi sconosciute; anche i più anziani soffrono raramente di fratture, osteoporosi o dolori artritici. Cancro, diabete, obesità, malattie cardiache, artrite e demenza senile erano sconosciute. Ciò che maggiormente colpì il dr. Leaf era l’eccellente qualità dei rapporti umani tra quelle persone. Da un punto di vista materiale erano poverissimi, ma ricchissima dal lato umano. La sicurezza degli adulti e degli anziani non derivava dal conto in banca, ma dalla certezza che non sarebbero mai stati soli. Per questo anche le malattie mentali come la depressione erano sconosciute. Dal punto di vista alimentare, frutta e verdura fresca, cereali integrali, semi, noci e fagioli erano gli alimenti abituali. Alcune volte uova e latte, ma quasi mai carne. I dolci, come li conosciamo nel mondo moderno, sono completamente sconosciuti. Frutta fresca come fichi, ananas, angurie ecc. erano il loro dolce. L’attività fisica è intensa ma non stressante ed il lavoro è considerato parte integrante della loro vita. Gli anziani godono di grande considerazione e l’invecchiamento viene festeggiato come evento naturale delle vita, così come la morte, diversamente che nel mondo occidentale dove la vecchiaia implica il non essere riusciti a rimanere giovani, e la morte il non essere riusciti a rimanere in vita.
Hunza – gente che balla a novant’anni
Hunza si trova nell’estrema punta settentrionale del Pakistan, ai confini con la Russia e la Cina. L’ambiente naturale è meraviglioso perché vi convergono 6 catene montuose. La vallata ospita circa 30.000 persone che hanno vissuto in completo isolamento per migliaia di anni dal resto del mondo. La loro vita, che supera facilmente i 100 anni, è straordinariamente sana. Non esiste alcun sintomo di affezioni coronarie, pressione sanguigna alta, colesterolo e altre malattie moderne. Non vi sono quindi ospedali, farmacie, ma nemmeno manicomi, prigioni, polizia, crimini e assassini, mendicanti e stiamo parlando di una popolazione di 30.000 persone. Ciò che maggiormente stupisce è il loro livello di vitalità. Possono essere considerati il popolo più felice del mondo perchè si sentono davvero vivi. Sebbene sia un paese mussulmano, le loro donne godono di grande libertà; girano senza velo, lavorano nei campi, indossano pantaloni, ereditano beni. Come alimentazione, coltivano soprattutto frutta, le cui albicocche sono famose in tutto il mondo (ne esistono 20 varietà). Consumano poi abbondanti dosi di verdura e cereali integrali, poche proteine soprattutto vegetali (99%), non hanno zucchero, sale e cibo trattato in qualche modo. L’80% del loro cibo è crudo. Hanno un tenore calorico molto basso per i nostri standard che non riesce a spiegare come facciano ad avere anche un’intesa attività fisica giornaliera, perché per muoversi devono scalare montagne.
Okinawa: l’isola dei centenari
La prefettura di Okinawa, la più a sud del Giappone, è costituita da 161 magnifiche isole abitate da 1,4 milioni di persone. Sono considerate le Hawai del Giappone, ma al mondo vengono ricordate per la tremenda battaglia navale durante la seconda guerra mondiale che fece più morti che le bombe atomiche. Ancora oggi queste isole sono occupate da imponenti basi americane. Nel 1975 il governo giapponese ordinò uno studio per verificare ed eventualmente spiegare l’eccezionale longevità degli abitanti di queste isole. Dal dati emerse che la maggior parte di quella gente superava i cento anni in perfetta salute; il 95% di loro non si era mai ammalato prima dei novant’anni. Circa il 15% della popolazione supera i 110 anni. Malattie mortali come le patologie coronariche, l’infarto e il cancro hanno i valori più bassi al mondo tra le popolazioni studiate. Considerando che nel mondo occidentale, l’apice dell’età si raggiunge tra i 20 e i 30 anni e poi inizia il declino, tanto che a sessant’anni si è già perso il 60% della capacità respiratoria, il 40% delle funzioni renali e del fegato, e dal 15 al 30% della massa ossea, ed il 30% della forza, stupisce trovare questi anziani perfettamente in salute oltre i cent’anni. Il tumore al seno colpisce 6 donne su 100.000; l’osteporosi è sconosciuta, le malattie cardiache sono inferiore dell’80%. Il segreto della loro longevità e salute sta prima di tutto nell’ottimo cibo che consumano; cereali integrali, frutta e verdura, un po’ di pesce e mai carne, poche calorie (1900 contro le 2650 di un americano medio), mangiano lentamente e si gustano il cibo. Anche in questa cultura, il rispetto per l’anziano e la cura dei bambini sono i cardini della vita comune.
Conclusioni
Appare evidente che siamo di fronte a popoli che dimostrano con la loro vita semplice che l’uomo può vivere tranquillamente oltre i cento anni mantenendo la salute fino agli ultimi istanti della sua vita. Sarebbe un errore pensare che questi popoli vivono così grazie a fattori genetici, perché quando questi entrano in contatto con l’uomo occidentale la loro vita si accorcia e appaiono le malattie moderne. Sicuramente l’ambiente è un fattore determinante, anche se a Okinawa è molto meno puro che negli altri popoli. L’alimentazione è invece comune a tutti e certamente è un fattore determinante. Anche lo stile di vita, inteso come qualità delle relazioni, ha un effetto straordinario sulla salute mentale e la longevità. Infine, l’attività fisica intensa e l’abitudine a muoversi fisicamente contribuiscono a mantenere sano il corpo e i suoi organi. Come detto all’inizio, queste ricerche dimostrano che l’uomo ha i mezzi per vivere a lungo felice e sano, solo deve avere la capacità ed il coraggio di usarli, invece che ignorarli e preferire altri mezzi più moderni ma più inefficaci.
Poi ve ne consiglia uno Carlo33: "La dieta PH" di Panfili,ed. Tecniche Nuove. Ottimi anche i Testi di Nico Valerio e quelli del Custarica. Se poi riuscite ad andare a vivere in campagna, magari insieme a gente con lo spirito della ricerca...E vivete dei frutti della Terra, ancora meglio...Tanto se ancora non l'avete compreso...quelli che sopravvivranno...a quello torneranno! Namastè
(Se non volete leggere è sufficiente che visionate il video tratto da "matrixrevolution2") Carlo33 vi invita a riflettere ed a prepararvi per i tempi che ci attendono. Non abbiate paura, Michele l'arcangelo è con noi ma...come dice il Proverbio: "Aiutati che Dio ti aiuta"...cosa volete che il lavoro lo faccian tutto le Gerarchie Angeliche? C'è il libero arbitrio, quindi coraggio vinciamo la pigrizia e cominciamo almeno a diffondere queste informazioni! domenica 20 giugno 2010
La preziosa testimonianza del coraggioso giornalista e documentarista James Fox dalla Lousiana tratteggia uno scenario degno dei nostri peggiori incubi: è in corso una vasta operazione apperentemente (e illegalmente, aggiungerei) gestita dalla stessa BP insieme, pare, alla Chevron, attorno alla quale è stata stesa una cortina di protezione quasi impenetrabile.
È impossibile avvicinarsi alle zone del disastro, o parlare con qualcuno degli addetti alle operazioni, vincolati al segreto più totale. Nessuno può filmare o fotografare nulla (pena la confisca degli apparecchi), lo spazio aereo sopra la chiazza è stato virtualmente chiuso (quindi non è possibile effettuare riprese dall’alto che aiutino a capire la situazione) e sono state segnalate truppe in pieno assetto da combattimento nonché l’arrivo presso l’aeroporto militare di Jacksonville di un gran numero di veicoli bianchi delle Nazioni Unite.
Tutto lascia ipotizzare che stia per essere dichiarato lo stato di emergenza con conseguente Legge Marziale. In altre parole, un altro insano passo avanti verso la realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale.
Il corexit, solvente usato in quantità industriali per dissolvere le chiazze di petrolio (e occultare in tal modo la magnitudine della catastrofe in corso) sta provocando danni enormi, non solo all’ambiente marino ma anche all’atmosfera, in numerose aree letteralmente velenosa.
Il petrolio ormai sembra fuoriuscire direttamente da alcune crepe sul fondo marino, come mostrato da questo video che sembrerebbe confermare i timori espressi più di un anno fa da numerosi geologi, secondo i quali il fondo marino oggetto delle trivellazioni della BP è marcatamente instabile se non decisamente pericoloso a causa della presenza di un’enorme sacca sotterranea di gas metano, in pressione a 100.000 libbre per pollice quadrato (PSI), e date le premesse che l’incidente alla piattaforma Deep Horizon era un evento praticamente scontato, il quale ora ha messo in moto una catena di conseguenze irreversibili.
Due membri del Congresso, in un rapporto inviato all’amministratore delegato della BP, Tony Hayward, hanno affermato: “Sembra che la BP abbia continuato a prendere, una dopo l’altra, decisioni per risparmiare tempo e denaro che hanno aumentato il rischio di un’esplosione.” Fatto sta che ora esiste il rischio concreto che dalle fessure sul fondo si formino enormi bolle di gas metano in pressione che risalendo alla superficie potrebbero devastare navi e piattaforme di trivellazione nella zona e uccidere un gran numero di persone.
Ma questo è ancora niente: lo scenario peggiore prevede che se queste bolle dovessero fratturare ulteriormente il fondo marino, si verificherebbe un’esplosione di una potenza assimilabile alla devastante eruzione di Mt Saint Helens, nel Pacifico nord-occidentale, avvenuta nel 1980. Un enorme flusso di gas si farebbe strada attraverso chilometri di roccia sedimentaria, strato dopo strato, esplodendo con una pressione stimata di 50 tonnellate per pollice quadrato che squarcerebbe varie miglia di fondo marino con una detonazione gigantesca, uccidendo tutto ciò con cui entra in contatto e innescando un’ondata di tsunami quasi supersonica con velocità fra i 650 e 950 chilometri orari e alta oltre trenta metri. (vedi helium.com e anche washingtonsblog.com)
Florida, Lousiana, Texas… devastazione totale, con decine, forse centinaia di migliaia di vittime. Come ciliegina sulla torta, sembra che il petrolio che continua a fuoriuscire sia anche moderatamente radioattivo! (vedi rense.com_1) Apparentemente questo fattore è legato, guarda caso, proprio alla forte presenza di metano. (vedi rense.com_2)
Ho molto apprezzato una mail speditami appena rientrato dal Giappone dal mio amico e collaboratore Andrea Rampado, che occupandosi tramite la sua azienda Biokavitus di tecnologie di cavitazione e nanobolle mi ha segnalato una brillante soluzione per il recupero del petrolio nel Golfo del Messico proposta da una loro concorrente statunitense. Sono d’accordo con lui che la massima divulgazione dell’esistenza di queste soluzioni è vitale in situazioni come questa. Potete scaricare a questo link l’interessantissimo documento (in inglese).
Vi aggiornerò quanto prima sulla situazione, condendo il tutto con interessanti notizie su quanto sta accadendo al Sole…
La seguente traduzione è a cura di Giulia (che qui ringraziamo vivamente per la collaborazione). Le immagini Oil spill (in apertura di articolo) e FEMA(vedi più avanti) sono tratte dalle famigerate carte da gioco illuminati cards game, del 1995!
Secondo alcune fonti, 40 milioni di persone nella regione del Golfo interessata dal disastro petrolifero starebbero per essere "evacuate" dalle forze militari.
Secondo alcune fonti, le forze militari statunitensi sarebbero in procinto di "evacuare", sotto il pretesto della tossicità, 40 milioni di persone nella regione del Golfo del Messico colpita dalla marea di petrolio.
40 milioni di persone potrebbero essere collocate solo nei famigerati campi FEMA, costruiti in tutto il paese e simili a campi di concentramento o di prigionia, con inceneritori in dotazione a ciascun campo.
Sebbene stiano spacciando alla gente questo trasferimento come temporaneo, ci sono fondate prove per ritenere che lo sversamento di petrolio è stato innescato deliberatamente per implementare la legge marziale e trovare un pretesto per rinchiudere la gente nei campi di prigionia FEMA, nell'ambito dell'agenda del Bildelberg per impadronirsi degli USA.
Di seguito un rapporto sulla situazione:
Informazioni da un insider dell'Industria Petrolifera nel Texas:
Lo sversamento di petrolio nel Golfo non può essere interrotto con nessun metodo convenzionale, dal momento che la tubatura verticale del pozzo ha perso aderenza rispetto al foro di trivellazione ed il petrolio sta schizzando fuori intorno alla base della tubatura, e il tubo di rivestimento ha subito fratture dal pompaggio di fango ad alta pressione durante il processo di "top kill".
Stanno ora spuntando fuori altre relazioni geologiche secondo cui ci sarebbero molte altre ingenti falle a distanza dalla testa del pozzo, dal momento che il fondale marino è stato fratturato dalle alte pressioni (2200psi) di fuoriuscita degli 80 barili al giorno che si infiltrano orizzontalmente negli strati geologici circostanti.
Al momento c'è un notevole oscuramento delle notizie provenienti dall'intera area compresa tra New Orleans e la Florida, ma le mie fonti mi riferiscono che ci sono preparativi in corso per quanto segue: le forze militari si stanno mobilitando per l'evacuazione integrale dell'intera regione (approssimatamente 40 milioni di persone) a causa dell'estrema tossicità del metano, dell'acido solfidrico e dell'acido cianidrico, altre relazioni indicano che l'unica soluzione in grado di contenere la falla principale sarebbe un ordigno nucleare piazzato all'interno del secondo pozzo di emergenza intorno al mese di settembre. Ricordate: avevo detto che ci sarebbe voluto questo!
Il grosso problema è dove mettere tutte le persone trasferite finchè non riusciranno a riparare il danno.
Inoltre se il fondale marino è già fratturato l'ordigno nucleare potrebbe precipitare la situazione se non fosse detonato a regola d'arte, e nessuno sa realmente quanta forza esplosiva è necessaria senza danneggiare al contempo la superficie che copre i giacimenti petroliferi tra il Venezuela e lo Utah.
Ancora: la BP e la Transocean finiranno per dichiarare bancarotta nel corso delle prossime due settimane e scaricheranno sulle spalle degli americani le spese dei danni, che si stima raggiungeranno mezzo trilione di dollari. La BP ha già speso due miliardi e la Guardia Costiera e la Marina Militare degli USA altri tre miliardi, e questo è nulla rispetto a quanto servirà per le operazioni di ripulitura se il disastro dovesse protrarsi fino a ottobre o novembre.
Questo potrebbe portare gli Stati Uniti al collasso finanziario dato che non esistono fonti disponibili da cui prendere in prestito ulteriori fondi.
Le mie fonti mi riferiscono che se il fondale marino è fratturato, saranno sospese tutte le trivellazioni lungo la costa del Golfo e questo porterà ad un raddoppio globale dei prezzi dell'energia e del gas entro i prossimi mesi.
C'è molto altro ma vi risparmio lo scenario peggiore riguardo all'opzione finale. Se dovesse fallire sarebbe semplicemente inimmaginabile!
So che tutto questo può sembrare esagerato, ma garantisco che le mie informazioni sono della massima attendibilità.
(fine del rapporto)
Questo non fa che confermare ciò che hanno già affermato persone come Lindsey Williams e altri.
LA FORZA DEGLI IDEALI di Albert Schweitzer Le idee che determinano l’essere e la vita di un uomo sono date in lui in modo misterioso. Al suo uscire dall’infanzia esse cominciano a metter gemme in lui. Quando egli viene afferrato dall’entusiasmo giovanile per il Vero e il Buono esse fioriscono e danno frutti. Nello sviluppo che in seguito attraversiamo, ciò che importa veramente è solo di vedere quanti dei frutti che il nostro albero aveva dato in primavera sono rimasti su di esso. La convinzione che noi nella vita dobbiamo lottare per continuare a pensare e sentire come in gioventù mi ha accompagnato come un fedele consigliere lungo la mia via. Istintivamente mi sono sempre guardato dal diventare quello che comunemente si intende un “uomo maturo”. L’espressione “maturo” applicata all’uomo mi suonava e mi suona ancora adesso come qualcosa che non mi appartiene. Accanto ad essa ed assieme ad essa sento sempre risuonare come dissonanze le parole “impoverimento”, “intristimento”, “ottusità”. Ciò che comunemente ci capita di giudicare come maturità in un uomo non è che rassegnata ragionevolezza. La maturità uno se la acquista su modelli altrui, abbandonando pezzo a pezzo i pensieri e le convinzioni che gli erano cari quando era giovane. Credeva nel trionfo della verità, ora non ci crede più. Credeva negli uomini, ora non più. Credeva al Bene, ora non ci crede più. S’infervorava per la giustizia, ora non più. Aveva fiducia nella potenza della bontà e della natura pacifica, ora non più. Poteva entusiasmarsi; ora non più. Per navigare meglio tra i pericoli e le tempeste della vita ha alleggerito la sua barca. Ha buttato via merci che riteneva superflue. Ma ciò di cui si liberava erano le scorte di cibo e di acqua. Ora egli naviga più leggero, ma come uomo si strugge. In gioventù mi sono intrattenuto con adulti, dai cui discorsi spirava una tristezza che mi opprimeva il cuore. Essi guardavano indietro all’idealismo e alla capacità di entusiasmo della loro gioventù come a qualcosa di prezioso che si sarebbe dovuto conservare fermamente. Al tempo stesso però consideravano come una legge di natura il fatto che ciò non fosse possibile. Mi venne allora paura che un giorno dovessi anch’io guardare indietro a me stesso in modo così triste. Decisi di non sottomettermi a questo tragico “diventare ragionevole”. Ciò che mi ero ripromesso con caparbietà quasi infantile ho cercato di realizzarlo. Troppo volentieri gli adulti si compiacciono nel triste ufficio di preparare la gioventù al fatto che un giorno essa riconoscerà come illusione la maggior parte di ciò che al momento eleva il suo cuore e i suoi sentimenti. La più profonda esperienza di vita però parla diversamente all’inesperienza. Essa scongiura la gioventù di conservare ben saldi attraverso la vita intera i pensieri che la entusiasmano. Nell’entusiasmo giovanile l’uomo scorge la verità. In esso egli possiede una ricchezza che non deve barattare a nessun costo. Noi tutti dobbiamo essere preparati al fatto che la vita voglia toglierci la fede nel Bene e nel Vero, insieme all’entusiasmo per essi. Ma dobbiamo fare in modo di non cederglieli. Che gli ideali, quando si confrontano con la realtà, vengano di solito schiacciati dai fatti, non significa che essi debbano capitolare fin dall’inizio di fronte ai fatti, ma solo che i nostri ideali non sono abbastanza forti. Non sono abbastanza forti, perché in noi non sono abbastanza puri, forti e durevoli. La potenza dell’ideale è incommensurabile. Ad una goccia d’acqua non si attribuisce alcuna potenza. Se però penetra in un crepaccio e lì diventa ghiaccio, fa saltare la roccia; come vapore spinge l’albero della macchina più potente. Le è dunque accaduto qualcosa che rende efficace la potenza che è in lei. Lo stesso avviene con l’ideale. Gli ideali sono pensieri. Fino a quando essi rimangono solo pensieri pensati la potenza che è in essi rimane inefficace, anche se vengono pensati con il massimo entusiasmo e con la più ferma persuasione. La loro potenza si estrinseca solo quando avviene che ad essi si unisca l’essere di un uomo purificato. La maturità verso cui dobbiamo svilupparci consiste nel dovere di lavorare su noi stessi per diventare sempre più semplici, sempre più veraci, sempre più puri, più pacifici, più miti, più compassionevoli. A questo “disinganno”, e solo a questo, non dobbiamo abbandonarci. In esso il tenero ferro dell’idealismo giovanile si tempra nell’acciaio dell’idealismo della vita che non può andare perduto. Il grande sapere è essere capaci di venire a capo delle delusioni. Tutti i fatti sono effetto di una forza spirituale; quelli coronati da successo di una forza sufficientemente grande; quelli cui il successo non arride di una forza insufficiente. Se il mio comportamento dettato da amore non ha alcun effetto è perché in me c’è ancora troppo poco amore. Se sono impotente di fronte alla falsità e alle bugie che mi circondano il motivo è che io stesso non sono abbastanza veritiero. Se devo assistere al triste gioco che continuano a perpetrare invidia e cattiveria, ciò vuol dire che io stesso non mi sono ancora spogliato del tutto dalla meschinità e dall’invidia. Se la mia natura pacifica viene fraintesa e schernita significa che in me non c’è ancora una natura sufficientemente pacifica. Il grande segreto consiste nel vivere senza lasciare che la vita logori la nostra umanità. Ciò è possibile solo a chi non conta su uomini e fatti, ma in ogni circostanza viene rimandato a se stesso e cerca il motivo ultimo delle cose nella propria interiorità. A chi lavora alla propria purificazione niente potrà mai rubare l’idealismo. Egli sperimenta la potenza delle idee del Vero e del Buono nel proprio intimo. Anche se di quello che egli vuole operare in questo senso fuori di sé vede ben poco, egli tuttavia sa di essere efficace nella misura in cui in lui c’è purificazione. È solo che il successo non è ancora sopraggiunto, oppure rimane nascosto al suo occhio. Dove c’è forza, c’è l’effetto della forza. Nessun raggio di sole va perduto. Ma la vegetazione che esso risveglia ha bisogno di tempo per germogliare e il seminatore non è sempre destinato a prendere parte al raccolto. Qualsiasi opera significativa è un atto di fiducia. Il sapere della vita che noi adulti dobbiamo comunicare ai giovani non suona perciò così: “La realtà farà strage dei vostri ideali”, ma al contrario: “Crescete sempre più nei vostri ideali, così che la vita non riesca a strapparveli”. Se gli uomini diventassero ciò che sono a quattordici anni come sarebbe diverso il mondo! Come individuo che ha cercato di rimanere giovane nel suo pensare e sentire ho lottato con i fatti e l’esperienza per la fede nel Buono e nel Vero. In quest’epoca, in cui la violenza mascherata di menzogna siede come mai prima d’ora sul trono del mondo in modo inquietante, rimango lo stesso convinto che la verità, l’amore, la mansuetudine, la dolcezza e la bontà sono potenze superiori a qualsiasi altra potenza. Ad esse apparterrà il mondo, se solo ci sarà un numero sufficiente di uomini che pensino e vivano con purezza e forza e sufficiente costanza i pensieri d’amore, di verità, di mansuetudine, di dolcezza. Qualsiasi violenza ordinaria si limita da se stessa, poiché produce una violenza contraria che presto o tardi la uguaglierà o la supererà. La bontà invece agisce con semplicità e costanza. Non produce tensioni che la pregiudichino. Essa scioglie le tensioni esistenti, fa sparire diffidenza e malintesi, si rafforza da sé in quanto richiama altra bontà. Perciò è la forza più adeguata allo scopo e più intensa. Tutto quanto un uomo diffonde nel mondo come bontà, agisce sui cuori e sul pensiero degli esseri umani. La nostra folle trascuratezza sta nel non avere il coraggio di fare sul serio con la bontà. Noi vogliamo rotolare un peso enorme senza servirci della leva che centuplica la forza. Una verità di una profondità incommensurabile è racchiusa nella fantastica parola di Gesù: “Beati i mansueti, poiché possiederanno la Terra”.
"Le nostre vite cominciano a finire il giorno che taciamo sulle cose veramente importanti" ( Martin Luther King )
- Numero pagine di lettura del post in formato A/4: circa dieci -
Inizio questo mio primo post pubblicando L' Introduzione al libro "Un'altra moneta" del mio amico Domenico De Simone, uno degli Intellettuali più onesti e preparati che ho conosciuto e studiato in tutta la mia vita. Avrei voluto avviare il mio blog con mie riflessioni e informazioni, ma dopo i fatti della Grecia la situazione precipita ed è bene che circolino le informazioni più urgenti volte a prepararci per il futuro nostro e dei nostri figli.
( Appello: stiamo cercando uno studente e/o studioso di madrelingua Inglese disposto a tradurre "Un'altra moneta" per far pervenire queste idee ai fratelli del mondo Anglosassone, sarà pagato successivamente alla circolazione del Libro, è un aiuto su basi Ideali che chiediamo, non abbiamo fondi per retribuire il traduttore, chi ha i requisiti può contattarmi qui in community, sul blog di Carlo33)
Gli amici storici iscritti sul mio profilo, che condividono queste idee, sono pregati di diffondere il mio blog e invitare i loro amici a chiedermi (e darmi) la loro amicizia, alfine di essere avvisati dall'automatismo programmato da Giovani.it quando inserirò nuovi post! Vi ringrazio di cuore!
Vi prego di commentare, anche due righe...E' importante!
Questo blog vuole anche far chiarezza rispetto a informazioni pseudoideologiche impastate dello Stalin -Marxismo - Volgare (Come amava definirlo Wilheim Reich) che circolano qui in community. E' incredibile come resista ancora una veste di Pensiero, che esprime una dialettica conforme al Potere: "Se non ti schieri con i liberisti - capitalisti estremi sei Comunista, se non ti schieri con i Comunisti sei e/o fai anticomunismo e quindi stai con i Capitalisti". Pensiero dialettico (in senso filosofico - teoretico) e di per sè anacronistico.
Vi faccio presente che un'altra moneta (parallela all'Euro) è già presente e circolante in Italia, seppur in forme limitate, mentre in Germania e ad Ithaca una frazione dello stato di New York (digita sul web www.ithacahours.com/italian.html ), procede alla grande.
Due parole sul sistema bancario. "Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perchè se lo capisse credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione" ( Henry Ford)
Il Massone Henry Ford sapeva bene quel che diceva, difatti la maggioranza della popolazione non è cosciente di come funziona il sistema economico mondiale. Riflettete, c'è la crisi, la crisi di cui ci annoiano in tv senza spiegarci un bel niente. Ma se c'è la crisi come mai le banche continuano a crescere e a moltiplicarsi? Fra poco ci saranno più filiali di banche che supermercati! Decine di migliaia di piccole imprese, artigiani, negozi di vario genere chiudono ogni anno mentre le banche aumentano di numero come mai? Vi cito testuale dal libro di Marcello Pamio "Il lato oscuro del Nuovo Ordine Mondiale" ( Ed. Macroedizioni 10,00 euro ): "L'attività bancaria consiste nella raccolta di risparmio tra il pubblico e nell'esercizio del credito. La raccolta di risparmio avviene quando si deposita appunto il denaro, molto spesso i risparmi sudati di una vita intera . Per questo deposito, basato sulla fiducia, la banca ci offre in cambio una percentuale d'interesse sul capitale versato. Si tratta di percentuali molto spesso irrisorie, per non dire addirittura offensive. Con i soldi raccolti in questo modo la banca è in grado di concedere prestiti e finanziamenti a chiunque li richieda. Per la verità non proprio a tutti; perchè chi non garantisce la copertura almeno del doppio della cifra richiesta riceve un dolce rifiuto. Questa operazione va sotto il nome di esercizio del credito. Esercizio che vedremo va ben oltre le possibilità materiali della banca stessa, perchè essa pur non avendo a disposizione denaro sufficiente per far fronte alle richieste di credito, lo presta creandolo dal nulla. Gli istituti di credito, infatti, possono prestare almeno dieci volte la somma che hanno nei loro depositi. Almeno dieci volte, ma potrebbe anche essere di più. Per intenderci, per ogni Euro che entra nei forzieri, la banca ne presta almeno dieci: nove euro che non possiede fisicamente ma che presta ugualmente. Come avviene quest'alchimia vera e propria? Semplice, basta un terminale collegato alla rete interna della banca: qualche tasto premuto sulla tastiera e qualche numero di codice...et voilà: come per magia si ha ha disposizione quello che si vuole. Attenzione, perchè da questo meccanismo nascono i problemi più seri che la nostra società si trova ad affrontare. Facciamo un esempio semplice. Se chiediamo alla banca un prestito di mille Euro, cosa succede? La banca annota su un computer che ha un credito di mille Euro nei confronti del richiedente e gli dà la disponibilità della somma (a fronte di garanzie). La banca non toglie niente a nessuno degli altri suoi correntisti. In altre parole, con la concessione del prestito, la massa monetaria complessiva cresce esattamente di quei mille Euro concessi. Oltretutto, nello stesso momento in cui questo credito per così dire si formalizza, viene subito caricato da interessi. Ebbene, questi interessi su soldi inesistenti sono la micidiale causa che stanno affligendo l'intero pianeta. Vediamo perchè. Abbiamo chiesto un prestito di mille Euro ma dovremo restituire alla banca, che ha creato virtualmente il denaro dal nulla, mille e cento Euro (è un esempio ovviamente). Da dove spuntano questi mille e cento euro che noi dobbiamo dare alla banca? In realtà, quando abbiamo domandato il prestito la banca ha sostenuto delle spese che non equivalgono certo ai mille Euro che ci ha prestato. Per i mille Euro che ci ha prestato il costo sarà, supponiamo di venti, massimo trenta Euro, che peraltro noi paghiamo regolarmente. Le banche non stampano banconote, come i falsari, ma creano depositi, detti anche moneta bancaria (insomma i soldi che stanno sui conti correnti), annotandoli sui propri libri (oggi i computer). Perchè possono farlo? Perchè la legge riconosce a questi Istituti la facoltà di concedere credito e questo si basa non già sulla ricchezza accumulata ma su quella futura, quella, cioè, che sarà creata dal debitore proprio ricevendo il prestito. La concessione del credito è limitata alle somme che la banca tiene a riserva secondo un certo parametro, detto moltiplicatore. La banca riceve dalla banca centrale una certa somma in prestito e la può motiplicare, come si diceva prima, per dieci e anche più, mettendo ariserva la somma ricevuta dalla banca centrale. Gli interessi creano altra moneta sui depositi, che va a gravare sulla ricchezza che sarà creata da colui che ha chiesto il prestito. Attraverso questo giochetto, la banca s'impadronisce di buona parte di questa ricchezza. In questo modo, il capitale monetario cresce in continuazione e s'impadronisce di ogni aspetto della vita umana. In pratica, il denaro viene creato sul debito e la conseguenza è che più cresce l'economia più cresce il debito; un debito fittizio per mezzo del quale le banche s'impadroniscono della ricchezza prodotta dalle industrie, dagli stati e dalla vita delle famiglie e dei singoli cittadini.
Questo esempio alquanto banale serve solo per far comprendere come la gestione della moneta stia inaridendo lentamente le ricchezze mondiali, facendo sprofondare tutti i paesi nel debito. ........ ........ ....... Tutti gli stati mondiali sono indebitati, non solo i paesi più poveri. Sembrerà assurdo, ma gli Stati Uniti D'America hanno un debito di diverse migliaia di miliardi di dollari. Proprio così, la potenza economica numero uno al mondo sta sprofondando in una crisi colossale. ....... ....... Ma questo debito è stato acceso nei confronti di chi? Delle banche Internazionali, naturalmente! I veri controllori del mondo."
Marcello Pamio conclude chiamando questi "contollori del mondo" Burattinai, in realtà non arrivano a più di dieci persone, che agiscono nell'ombra e di cui non si sanno i nomi. Ma di questo tratterò in un prossimo post, ora diamo spazio all'Introduzione di "Un'altra moneta" di Domenico De Simone:
"Abbiamo la possibilita' di creare una societa' fuori dalla logica del profitto, e di farla subito. Ci sono i numeri, le risorse, la fantasia, le capacita'. Facciamola". Pubblichiamo l'introduzione a "Un'altramoneta", l'ultimo libro di Domenico De Simone che spiega come rovesciare il sistema finanziario che soffoca famiglie e stati, e far nascere un'altramoneta, solidale e solidarista, con le FAZ (Financial Autonomous Zones) I. INTRODUZIONE
L’umanità che partecipa al Movimento è la più varia e composita. Operai, impiegati, studenti, contadini, cococò, autonomi, disoccupati, imprenditori di sé stessi e di altri, negozianti, preti, missionari, suore, giornalisti, fotografi, professionisti, attori, eccetera, eccetera. Credo che il movimento riassuma in sé tutto lo spaccato della società civile, con preponderanza di alcune figure professionali, ma con la presenza della maggior parte di quelle che ci possono venire in mente.
Che cosa hanno in comune tutte queste persone? Molte cose, ma con certezza possiamo dire che avversano il modo di vivere cui le costringe la società del profitto. Che, insomma, il profitto come fine dell’esistenza è l’avversario, è ciò che lega l’opposizione contro questo sistema di tutti quelli che a Genova come a Firenze, a Seattle come a New York, a Porto Alegre come a Praga, ci sono andati con i piedi e di tutti quelli che ci sono andati con il cuore.
Un’altra cosa hanno in comune queste persone: che non vogliono un nuovo ordine. Il movimento comunista lottava per imporre l’ordine comunista su quello capitalista. Potere contro potere, con il relativo corollario di potere giusto contro il potere ingiusto e sofismi aggregati a supporto di tale contrapposizione.
Come la democrazia delle società borghesi, dietro alla quale si nasconde il potere del denaro, o la liberazione delle masse del socialismo reale, che nasconde il potere delle burocrazie della pianificazione.
Il Movimento non ha un ordine da imporre e nemmeno da proporre. Ciascuno pensa al suo ordine, se ne ha voglia e tempo. Certamente tutti vogliono una società pluralista, però universale, nella quale le specificità locali ed etniche siano tutelate e non mortificate, in cui tutti abbiano opportunità adeguate di farsi valere, senza che questo significhi la morte di chi non ce la fa. Una società solidale e ricca di umanità. Ecco, fermiamoci su questo punto. Ho usato un termine, “ricco di umanità”, che ci riporta al concetto di ricchezza ed all’economia. Una società nuova è una società in cui la ricchezza è l’umanità e non il denaro, la solidarietà e non il profitto, il benessere spirituale insieme con quello materiale.
Dico assieme, perché le due cose non sono affatto contraddittorie ed è ipocrita contrapporle, così come è falso dire che il benessere spirituale è possibile solo se si rinuncia a quello materiale. Perché questo ragionamento ha il falso presupposto: che la ricchezza sia possibile solo con il profitto. Questo è il paradigma di una società con risorse scarse, in cui il ricco è colui che ha sottratto molte risorse alla collettività. Oggi questo paradigma è divenuto falso. Ci sono molte risorse, sufficienti per tutti, ed altre sono nascoste e possono e debbono essere sollecitate in maniera appropriata.
Il paradigma della scarsità ha come corollario un sistema di accumulazione che si fonda sul profitto e sull’interesse. Più i capitali sono scarsi maggiore è il tasso di interesse che essi richiedono perché maggiore è il rischio. L’usura della finanza si ammanta di eticità nascondendosi dietro il paravento dell’utilità collettiva di un corretto uso di risorse scarse.
La rapina della natura operata dal capitalismo nasce proprio nella logica del profitto e dell’usura che attribuisce un valore solo a quelle cose che sono scarse e, di conseguenza, tende a far diventare tutto scarso allo scopo di poterlo monetizzare
Esemplare è quello che sta accadendo per l’acqua, che viene sistematicamente inquinata allo scopo di renderla preziosa e quindi assoggettabile al dominio del capitale monetario. E pensare che viviamo nel pianeta azzurro, così detto proprio perché è ricchissimo di acqua! Noi abbiamo la capacità di usare le risorse senza distruggere il mondo e la natura, anzi rispettandola e valorizzandola al massimo, al contrario di questo sistema nel quale la rapina e la distruzione della natura sono un elemento essenziale per generare il profitto e alimentare l’usura.
In realtà, oggi, disponiamo di risorse materiali in abbondanza, e di risorse immateriali illimitate. Un noto cosmologo e fisico, Frank Tipler, sostiene che le risorse, sono illimitate sul piano fisico, nel senso che sono sempre sufficienti per ciascuna unità vivente nel tempo della sua vita .
Con le nostre tecnologie avremmo la possibilità di rendere del tutto automatici processi di produzione che rendono schiavi gli uomini che ci sono addetti. Paradossalmente, poiché quel lavoro rappresenta la vita di molte persone, difendiamo un lavoro che è di per sé uno strumento di schiavizzazione, invece di batterci per farlo scomparire. E’ l’equivoco che è contenuto nel diritto al lavoro, che rovescia il senso dell’esistenza. Il lavoro semmai è un dovere, che si risolve in ricchezza se è libero. Il lavoro sotto la costrizione di non poter vivere senza, è una schiavitù e basta. Dire che la ricchezza è quella che nasce dallo spirito umano esprime un pensiero comune a molti. La cosa paradossale è che questo pensiero non si coniuga, poi, con comportamenti conseguenti. La ricchezza, in questa società, è data solo dal denaro, e il denaro cresce solo sul profitto. Di conseguenza la ricchezza è il profitto.
Nell’accezione corrente in economia, si fa riferimento per definire la ricchezza al concetto di scarsità. Un bene è tanto più prezioso in quanto è scarso, ed è questa la ragione per cui l’oro vale molto di più dell’aria, nonostante questa sia indubbiamente essenziale per vivere mentre l’oro è del tutto superfluo.
Ma se ci pensiamo bene, questa idea è falsa. Se così fosse, della buona musica, o letteratura o filosofia, che sono certamente scarse, avrebbero un grande valore. Al contrario il valore, in quei campi, è dato dal profitto, poiché un libro o un disco non vengono venduti in base al loro valore effettivo, ma in base a quello che riescono a produrre, e quindi al capitale che viene investito per la loro produzione. Non è quindi la scarsità che rende preziose le cose, ma il profitto del capitale . Tutti noi proviamo un senso di profondo disagio di fronte a questa considerazione, perché ci rendiamo conto che stiamo immersi nella logica del capitale ed esattamente nel punto in cui esso vuole che stiamo. Ed è un disagio che si traduce, poi, in rimozione del problema, e non nella ricerca della sua soluzione. Anche contestare il capitalismo è funzionale alla sua riproduzione. Se non ci credete, provate a pensare a quanto abbiano fruttato ai mass media le notizie sugli scontri e quanta informazione richieda il movimento, e per loro, l’informazione è ricchezza. Questo non significa che non dobbiamo contestarlo, ma che l’opposizione e la lotta devono assumerne forme e contenuti diversi, poiché quelli usuali sono stati oggettivamente inglobati nella logica della riproduzione del capitale finanziario . Dobbiamo, allora, riflettere su che cosa possa davvero rompere questo circolo perverso, che si impadronisce delle nostre stesse vite fino a renderle strumenti per la creazione di denaro e di profitto. Abbiamo la possibilità di creare una società fuori dalla logica del profitto, e di farla subito. Ci sono i numeri, le risorse, la fantasia, le capacità. Facciamola.
L’idea è quella di costruire, tra noi, un sistema di relazioni che siano estranee al profitto, pur consentendo a chi le fa, di trarre un utile da queste relazioni. Credo che chiunque svolga una prestazione debba ricavarne un utile, il che non significa che questo utile debba necessariamente essere un profitto. Infatti, la remunerazione di un’attività è cosa diversa dal profitto, che attiene alla valorizzazione del capitale e non delle risorse umane. Dobbiamo, quindi, impedire che avvenga quel corto circuito che identifica capitale monetario con i valori umani, fino al punto in cui questi sono subordinati a quello. Dobbiamo dichiarare e dimostrare che l’identità di valori umani e valori monetari è falsa ed è in sé uno strumento di potere.
Come dicevo, ci sono risorse umane in quantità. Ci sono anche risorse materiali a sufficienza, e ormai da oltre dieci anni. Insomma, non è necessario che qualcuno muoia di fame affinché altri possano vivere, così come non è necessario che molti facciano un lavoro massacrante e alienante affinché pochi possano pensare.
D’altra parte è lo scambio alla base della logica del profitto. Come ho dimostrato nel mio libro “Dove andrà a finire l’economia dei ricchi”, allo scambio si stanno sovrapponendo logiche di relazioni completamente diverse, nelle quali anche la valutazione dell’apporto di ciascuno è del tutto superflua, così come sono insensati i pagamenti in denaro.
Come dice Serge Latouche, Non si tratta dunque, di bandire i mercati o di escluderli, ma di limitare il mercato lottando contro l’evidenza del suo spirito. E quindi in questo processo di liberazione delle mondialità dall’economicismo, (dis-economicizzazione delle mondialità) che un progetto di economia alternativa plurale e solidale può acquistare senso e consistenza e non essere soltanto un alibi, un’utopia, o, addirittura, un giochetto per ingenui. Non ci si ritroverà più allora di fronte ad un tentativo di bricolage di formule astratte (mercato, ridistribuzione, reciprocità), ma ad una pratica ben contestualizzata di rifondazione . Dobbiamo quindi realizzare l’utopia di una società che si fonda sulla vera ricchezza, che è quella che nasce dagli uomini.
Si tratta di un’utopia concreta, reale immediata. Senza i sogni, gli uomini sono già morti. Ma vivere nel sogno, dimenticando la realtà, è anche peggio. Se abbiamo un sogno dobbiamo viverlo fino in fondo, renderlo reale, subito. Solo così possiamo sollecitare le forze che sono attorno ed insieme a quel sogno.
Non abbiamo bisogno dell’utopia del futuro, perché come diceva Keynes, a lungo termine saremo tutti già morti. Non vogliamo nemmeno l’utopia del passato, quella dei morti che ritornano in forma di sogno splendente, nascondendo la miseria del loro e del nostro presente. Non dobbiamo negare la miseria del nostro presente, proiettandoci in un mondo fantastico che vive nel passato o nel futuro. L’utopia è oggi, subito. Dobbiamo essere realisti e fare l’impossibile. Questa frase entusiasmò Marcuse che la lesse su un muro della Sorbona nel ’68, ma al posto di fare c’era scritto chiedere. Noi non dobbiamo chiedere niente a nessuno, dobbiamo fare il nostro mondo, a partire da noi stessi. In noi è racchiuso tutto l’universo, e se è così, perché non realizzare l’utopia?
Nel mondo virtuale abbiamo un’infinità di risorse: siti di informazione, di musica, di letteratura, di teatro, di software, eccetera. La maggior parte di queste risorse sono sottopagate o spesso non sono pagate affatto, e quindi la loro possibilità di crescita è limitata dalla presenza di siti e di aziende che dispongono invece, di ben altri mezzi. In che cosa consistono questi mezzi? Nel denaro e nelle altre risorse finanziarie di cui le banche ed i grandi gruppi dispongono e che vengono messi a disposizione di chi si muove entro una logica di profitto. Attenzione, non ho scritto di sviluppo, ma di profitto che è profondamente diverso, poiché esso attiene allo sviluppo del capitale, non della società né, tanto meno delle risorse umane.
Noi dobbiamo creare una logica di sviluppo senza profitto, di creazione di ricchezza senza sfruttamento, di valorizzazione della vita e non del denaro. Questo è il punto decisivo. Facciamo un esempio. Si parla dell’informazione indipendente, ma per farla ci vogliono risorse finanziarie e certamente, nessuno nel movimento dispone delle somme per fare una televisione indipendente. Neppure troverete mai una banca disposta a dare ad un gruppo legato al movimento le somme necessarie per farlo. E non tanto per ragioni ideologiche, ma semplicemente perché nessuno è in grado di aggregare le risorse necessarie per garantire i profitti che il mondo finanziario esige per iniziative di questo genere.
D’altra parte, se ci si muove fuori di una logica di profitto è insensato garantire dei profitti, così come se ci si muove in una logica non violenta è insensato comprare le armi. E se qualcuno finanzia queste iniziative vuol dire che da qualche parte il profitto lo tira fuori, altrimenti non lo farebbe. Per questa ragione diffido sempre di iniziative apparentemente animate dalle migliori intenzioni che però non escono dalla logica ferrea di questo sistema. Lo stesso discorso vale per la politica. Non sono gli uomini cattivi che rendono il potere cattivo, ma è il potere che fa gli uomini cattivi, e credo che la storia ce ne abbia dato esempi a sufficienza.
Pensate alle T.A.Z. , le zone di autonomia dal potere politico di cui Akim Bey ci ha reso una accurata descrizione nel suo splendido libro. Dobbiamo costruire una T.A.Z. dal potere finanziario, una zona autonoma, ma non temporanea, che consenta a chiunque lo voglia, di uscire dalla logica del capitale e del profitto. La chiameremo FAZ, Financial Autonomous Zone, ovvero Zona di Autonomia Finanziaria.
Nel movimento, come dicevo prima, ci sono risorse umane e materiali più che sufficienti per trasformare in realtà quello che appare un sogno. Cosa possiamo fare per realizzarlo? Partiamo dalle cose semplici e già note. Ci sono le banche del tempo ed altre organizzazioni no-profit, i cui membri si scambiano prestazioni senza ricavare un profitto. Posso scambiare un’ora di lezioni di musica con un’ora di giardinaggio o un’ora di baby sitting. Le banche del tempo sono molto diffuse nel mondo, un po’ meno in Italia, anzi quasi per niente, e sono certamente un’istituzione lodevole. In Argentina, ad esempio, con strumenti del genere alcuni milioni di persone riescono a sbarcare il lunario, poiché dedicano tutto il proprio tempo a rendere questi servigi ricevendo dagli altri servizi in proporzione.
Il problema, però, è di far uscire la logica del profitto dalla nostra vita. Perché anche se la rifiutiamo, anche se pensiamo di starne fuori, essa è sempre presente ogni volta che dobbiamo fare un gesto banale come quello di andare al bar a prendere un cappuccino, o quello un po’ più impegnativo di andare a comprare una casa o un’automobile. E’ vero che molte banche del tempo emettono una specie di denaro, che altro non è che un’unità di misura delle ore prestate e serve a dimostrare che si è effettuata effettivamente la prestazione indicata nel certificato (altrimenti lo scambio deve necessariamente essere limitato tra quelli che si conoscono e che hanno effettuato reciprocamente le prestazioni). Però anche queste forme monetarie alternative hanno dei limiti. In genere scarseggiano, e quando sono emesse non si conoscono i criteri di emissione né di distribuzione. Ma il limite peggiore è che esse non sono convertibili, e quindi sono destinate comunque ad una circolazione limitata tra quelli che offrono prestazioni e solo per quelle prestazioni. Insomma, non ci si può comperare casa e nemmeno il cappuccino al bar, e soprattutto non ci si possono pagare la luce, il telefono, l’energia e le tasse. Per fare queste cose occorrono i soldi, così come pure per fare una televisione indipendente o un sito di informazione che sia in grado di fare concorrenza ad un network di medie dimensioni.
I soldi li fanno le banche che te li danno solo se ti indebiti, e se ti indebiti caschi necessariamente nella logica del profitto, altrimenti non potrai mai restituire il tuo debito. In realtà non ci riesci lo stesso, ma se paghi gli interessi e cresci con il fatturato, le banche ti creano altro denaro indebitandoti ulteriormente così che il loro profitto possa crescere (non dobbiamo dimenticare che le banche hanno bisogno per fare soldi di qualcuno che si assuma il debito). Le conseguenze sono quelle che vediamo oggi: tutte le aziende sono oberate di debiti e ogni tanto qualcuna che non ce la fa a ripagare il suo debito viene eliminata. Al suo posto sono pronti in mille ad assumersi quei debiti e tentare l’avventura. L’economia cresce solo con il debito, che è poi il modo del potere finanziario di creare il denaro. Quello che interessa alle banche non è che il debito sia restituito, poiché esse sanno benissimo che in molti non potranno farlo, ma che si viva nella logica del profitto e della riproduzione del capitale. Alle banche interessa l’anima degli uomini, esse vogliono indurre comportamenti che presuppongano la logica del profitto. Solo così possono perpetuare il loro potere. Però, cosa ci dimostra l’esistenza delle Banche del Tempo e delle monete alternative? Ci dimostra che è possibile fare a meno del “loro” denaro per vivere. Che è possibile lavorare, creare, muoversi in una logica diversa da quella del potere del denaro e del profitto. La vera ragione per cui queste istituzioni alternative non decollano, è data dal fatto che esse si tengono ai margini, indecise tra l’alternativa vera ed il mondo tradizionale.
Se non si rovescia la logica del Capitale è impossibile farne a meno. Una Banca deve comportarsi con la logica della banca tradizionale, altrimenti è destinata al fallimento, così come un’impresa deve comportarsi secondo i criteri propri dell’impresa, altrimenti è anch’essa destinata a chiudere. Allora, o rovesciamo la logica del Capitale, oppure Banca Etica, finanza Etica, imprese no-profit, resteranno delle belle aspirazioni prive però di concretezza e di sostanza. E prima o poi dovranno piegarsi alla logica del capitalismo e diventare simili alle altre imprese o banche o finanziarie, come antiche e recenti esperienze ci hanno dimostrato .
Insomma dobbiamo uscire dalla logica del profitto. Ma come? In questo libro tenteremo una risposta, senza la pretesa che questa sia completa né definitiva, ma solo un’indicazione di una via da percorrere, durante la quale si incontreranno molti ostacoli, molti nemici, molti dubbi, come sempre accade quando si intraprende una strada nuova.
Ma credo che questa strada sia l’unica possibile, e che essa sia in qualche misura necessaria anche per lo stesso capitalismo e per gli uomini e le classi che lo sostengono. Sarà quindi necessario fare molta attenzione a che il progetto di costruire una nuova società non sia stravolto e inquinato dal riemergere di vecchie logiche, poiché ciò che deve essere chiaro, è che la risposta passa per un rovesciamento della logica con cui abbiamo costruito il mondo, e per la ricerca di un nuovo pensiero.
Con il sogno di dare una risposta a questa domanda, milioni di esseri umani, in passato, hanno lottato, si sono sacrificati, hanno sognato, discusso, distrutto e costruito, senza arrivare, in concreto, ad una soluzione definitiva. Ma ci hanno trasmesso un bagaglio enorme di informazioni, di idee, di piani, giusti e sbagliati, che oggi ci consente di formulare un nuovo progetto.
Il loro sacrificio non è stato certo vano, e la loro lotta ci ha insegnato che non dobbiamo mai perdere la speranza di cambiare il mondo e renderlo migliore. E questo per noi significa in concreto eliminare la miseria e la sopraffazione, l’inquinamento dell’aria, della terra e delle coscienze e la crudeltà, la violenza, la brutalità delle guerre. In altre parole, eliminare il potere, che è la fonte della violenza, della disuguaglianza, della sopraffazione, della guerra.
E non dobbiamo fare una società più povera, ma una più ricca in senso spirituale e materiale, altrimenti avremmo fallito nel nostro compito e tradito i sogni e le aspirazioni di quegli uomini e di tutti coloro che oggi si battono per cambiare il mondo.
Il libro inizia con una sezione dedicata all’analisi della moneta e della sua funzione , e prosegue con un’altra sezione che tratta della produzione e del consumo fino ad una nuova definizione della ricchezza. Le altre tre sezioni sono dedicate alla spiegazione di che cos’è il tasso negativo e come esso possa essere utilizzato attraverso i Titan, che sono una specie di denaro delle FAZ, alla La Banca del Movimento che è la struttura che dovrà gestire i Titan, e la FAZ è, come abbiamo visto, ciò che vogliamo costruire. In appendice ho messo alcuni capitoli relativi a questioni filosofiche o tecniche che risultavano pesanti e inopportuni all’interno del testo, ma che rivestono grande importanza per comprendere il senso di questa proposta e la sua effettiva portata innovativa. Sempre in appendice trovate un breve saggio sulla “questione dell’inceneritore” di cui al capitolo 6 della sezione VI. Il saggio espone il modo di affrontare la questione dal punto di vista della Parecon , l’economia partecipativa ideata da Albert ed Hanhel ed è stato scritto da Adele Olivieri, economista, traduttrice dei testi di Albert in Italia ed esperta di Parecon, cui va il mio ringraziamento per la preziosa collaborazione e le brillanti soluzioni per questa ed altre sezioni del libro.
L’idea è quella di indicare attraverso un esempio concreto come una questione così delicata possa essere affrontata in un’economia partecipativa, e sotto questo aspetto il progetto di costruire una FAZ ha molti punti di contatto con la Parecon di Albert ed Hanhel.
Infine, nelle FAQ (Frequently Asked Questions, ovvero le domande più comuni ai dubbi che possono venire leggendo il progetto) trovate le risposte semplici e pratiche alle domande e ai dubbi che possono porre tutti coloro che vogliono aderire alla FAZ.